Tuesday, April 15, 2014

RICETTE: "SPAGRETTI" AL PESTO

Ecco a voi gli "spagretti"; ovvero degli spaghetti di agretti saltati ed ingolositi da un fine pesto di asperagi verdi con cui abbiamo celebrato tra le nostre primizie green primaverili preferite.



Per chi non li conoscesse: si tratta dei germogli succulenti e filiformi ed i giovanissimi rametti di un cespuglio, la Salsola soda, ulteriori informazioni con l'appuntamento del Quiz botanico del Lunedì della settimana.
Non così comune come "erba spontanea", tipica delle zone ricche di minerali, sabbiose o sassose o collinari (nel nostro caso Colli Euganei) e chiamata anche "barba dei frati" tra i vari nomi popolari.
Il sapore è unico e a nostro avviso piacevolissimo, molto vicino a quello dello spinacio ma ovviamente con quel qualcosa in più, specie per la consistenza particolare.

Ingredienti:

un bel mazzetto di agretti
alcuni asparagi verdi o misti verdi&bianchi (teneri)
tahini chiaro o crema di sesamo da semi decorticati
aceto di mele/succo di limone o miscela di entrambi
olio evo
sale iodato meglio se integrale
paprika

Preparazione:

Iniziate mondando e lavando sotto acqua corrente gli agretti, dividete quindi un po' i vari rametti e germogli in modo da ottenere dei simil spaghetti. Metteteli da parte e procedete con gli asparagi, lavateli e tagliate la parte più tenera a pezzetti che andranno cotti in padella con un po' d'acqua, un po' di limone e un pizzico di sale. Una volta cotti, dovranno essere morbidi da sfaldarsi, andate a frullarli a crema unendo a filo un po' olio miscelato al tahin e l'aceto di mele, in rapporto 2 a 1. Quindi riprendete gli spagretti e ripassateli finchè teneri in padella con un goccio d'acqua e un pizzico di sale, e ultimate con un filo d'olio. Servite arrotolando a mo' di spaghettata, un generoso cucchiaio di pesto di apsaragi e una spolverata di paprika.


Saturday, April 12, 2014

Democratic Nutrition risponde: fito-estrogeni e salute della prostata

Ci è stato chiesto cosa siano i fito-estrogeni e come possano contribuire alla salute della prostata. Ecco la nostra risposta:


I fito-estrogeni (a volte chiamati anche “estrogeni vegetali deboli”) sono composti del mondo vegetale strutturalmente o funzionalmente simili agli estrogeni endogeni, ossia a quelli ormoni sessuali prodotti autonomamente anche da noi umani, sebbene possano portare ad effetti completamente diversi.

Una delle loro principali classi è quella degli
iso-flavoni, che si trovano soprattutto nei prodotti derivanti dalla soia (isolati proteici, edamame, miso, tofu, tempeh, latte di soia etc), mentre un’altra importante classe è quella dei lignani, presenti nei semi di lino e nei semi di sesamo, che - lo ricordiamo - vanno necessariamente macinati prima del consumo.

Questi composti - se assunti quotidianamente in buone quantità - potrebbero contribuire nel gestire i
disturbi urinari legati all’iperplasia prostatica benigna: in particolare, l’estratto di semi di lino, in uno studio collaborativo tra Cina e Stati Uniti, ha dimostrato effetti simili a quelli comunementi ottenuti con farmaci come gli agenti bloccanti alfa adrenergici e gli inibitori della 5-alfa reduttasi.

Bibliografia:


Friday, April 11, 2014

Cancro, allergie e malattie mentali tra i vegetariani? Un caso esemplare di ricerca scadente


È ormai salita agli onori della cronaca la pubblicazione curata da alcuni ricercatori austriaci dell’Institute of Social Medicine and Epidemiology (Medical University Graz), giunta alla conclusione che “una dieta vegetariana è associata ad una peggior salute (maggiori incidenze di  cancro, allergie e disordini della salute mentale), un maggior bisogno  di assistenza sanitaria ed una peggior qualità della vità. Quindi, c’è  bisogno di programmi di sanità pubblica per ridurre i rischi alla salute dovuti a fattori nutrizionali”.

Ma andiamo a leggere lo studio originale:

Anzitutto, tra i 330 soggetti del gruppo “vegetariano” sono stati inclusi anche i consumatori di pesce, mettendo quindi in dubbio la stessa definizione di queste persone come “vegetariane”, senza contare che i soggetti si sono auto-classificati, ossia non è stato condotto nessun tipo di analisi sulla frequenza di consumo degli alimenti che permettesse una categorizzazione precisa, come è d’uso negli studi in campo nutrizionale. E’ anche sorprendente che pur non avendo distinto tra consumatori di pesce, latto-ovo-vegetariani e vegan si è invece provveduto a fare ben tre distinzioni tra dieta onnivora “ricca di  carne”, “meno ricca di carne” e “ricca in frutta e verdura”.

In secondo luogo, questo è uno studio “a campionamento trasversale”, ossia che fornisce solo ed esclusivamente una fotografia storicamente non contestualizzata su un certo gruppo di persone. In altre parole: non sappiamo da quanto tempo queste persone fossero vegetariane, e non si può quindi escludere quello che hanno scritto gli stessi ricercatori, ossia che “i vegetariani nel nostro studio consumino questo tipo di dieta come conseguenza dei loro disordini, in quanto una dieta vegetariana è spesso raccomandata quale metodo per intervenire sul peso e la salute”.

I problemi, però, non si fermano qui: come è stato fatto notare in alcuni commenti allo studio dall’epidemiologo Paul Appleby, è possibile che alcuni tra i “vegetariani” siano stati in realtà comparati con delle persone onnivore con qualche anno di meno: è ovvio che le persone più in là con gli  anni possono presentare molto più facilmente dei problemi di salute, andando quindi a influire negativamente sui dati.

Infine, va detto che la maggior parte dei partecipanti erano donne ed al di sotto dei 30 anni, impedendo quindi un panoramica estrapolabile alla categoria sociale dei  vegetariani austriaci nel loro complesso. Ed è qui che c’è forse l’aspetto più sorprendente di tutti, evidenziato in ulteriori commenti dal medico Markus Schweitzer, e altrettanto soprendentemente non trattato nell’articolo: i soggetti di studio erano in realtà un sotto-gruppo di una precedente e più estesa analisi curata dallo stesso gruppo di ricerca… giunta a conclusioni diametralmente opposte, che riportiamo testualmente: “C’è la necessità di programmi di sanità pubblica per ridurre i rischi alla salute associati con una dieta carnivora”.

Con tutto il rispetto per i ricercatori e la loro buonafede, questo sembra uno di quei casi in cui non è solo l’informazione mediatica ad essere scadente: è proprio lo studio che fa acqua da tutte le parti.

Carlo Martini (Divulgatore scientifico per l’Associazione Democratic Nutrition)

Saturday, April 5, 2014

RICETTE CINNAMON ROLL DI FRUTTA SECCA (CEREAL&STARCH FREE)

Un classico dalla tradizione anglo-americana: i cinnamon rolls, in una ricetta rivisitata in chiave vegetale e cereal&starch free, di ispirazione "paleo" ed adattabili al "raw".

Insomma in poche parole: dei cinnomon rolls...di frutta secca croccantosi : )



Nota: indicati per chi segue una SCD-diet ovvero una dieta priva di amidi per il trattamento alimentare di alcune patologie come il morbo di Crohn e adatti anche agli amici a quattro zampe!


Ingredienti:

ripieno morbido ai datteri
  • 1 cup/tazze di datteri neglet (più piccoli) oppure 1&1/2 medjool (grandi e polposi)
  • 2 tps/ C di concentrato di datteri se usate i neglet altrimenti omettere
  • 1 ts/ c di vaniglia
  • 1&1/2 tps/C di cannella di Ceylon in polvere 
  • alcuni tps/C di acqua (qb)
base per il roll croccante
  • più di 1&1/2 cup/tazze di "farina" di anacardi e mandorle (nel mio caso: 2/3 e 1/3)
  • 3 tps/C di cannella di Ceylon in polvere
  • 2 ts/c di concentrato di succo di mela-uva-carruba o sciroppo d'acero
  • 2-3 tps di acqua fredda
  • 1 tps di "farina" di mix semi di lino marroni e dorati 
  • 1&1/2 tps di olio di cocco fuso (da riprovare con altri oli)
  • piccolo pizzico di sale
Preparazione

Iniziate con anticipo il ripieno che necessita un po' di tempo per addensarsi naturalmente. Frullate quindi gli ingredienti a partire dai datteri da soli, lavati e denocciolati, e se secchi anche lasciati ammollo fino a 10 min, quindi tutti gli altri. Dovrete ottenere un bel composto omogeneo, cremoso che si compatterà da sè nel giro di una ventina di minuti.
Procedete con l'impasto per la base del roll andando a frullare in un robot da cucina o frullatore i vari ingredienti; dapprima la "farina", che avrete fatto in precedenza con anacardi e mandorle, e la polvere di cannella, quindi la miscela di 2 dei cucchiai d'acqua fredda con il dolcificante liquido (concentrato o sciroppo d'acero) sbattuto con frustino, unita alla rimanente acqua fredda amalgamata ai semi di lino polverizzati in un macina-spezie o simile, mescolate e date qualche giro di frullatore ed infine unite l'olio di cocco fuso. Azionate a più riprese fino ad ottenere un composto compatto che andrete a rendere a palla con le mani leggeremente umide.
Stendere un po' di carta da forno o pellicola sul piano da lavoro, spolverate con un po' di "farina" di cocco, quindi riponeteci la palla pressando un po' con la mani quindi coprite con della pellicola trasparente e andate a passare il mattarello per tirare la sfoglia del roll.


Passate subito a distribuire uniformemente il ripieno di datteri che sarà abbastanza compatto, così da formare un bi-strato.


Arrivate dunque alla fase più delicata: il rolling! 
Prendendo le estremità della carta o pellicola sul piano andate ad arrotolare pian piano, compattando delicatamente con le mani.
Fino ad ottenre il rotolo, ben rivestito dalla pellicola:


Riponetelo per alcuni minuti nel freezer per una presa decisiva! Q
uesto passaggio vi assicurerà un taglio abbastanza sicuro.
Recuperate il rotolo, togliete la pellicola (da recuperare per la prossima preparazione) e andate a tagliare delle fette di circa 1.5-2 cm.
Riponete sulla carta da forno su di una griglia ed informate a caldo a 180°C per il tempo necessario a seccare, senza aspettare la doratura.

Alternative raw (da provare): fette un po' più sottili da riporre in essicatore finchè completamente asciutte e croccanti oppure semplicemente così come dolcetto fresco.


Deliziosamente confortanti.

Tuesday, March 18, 2014

LA MELAGRANA IN BREVE: COSA DICE LA RICERCA MEDICA?

Oggi parliamo della melagrana, ossia il frutto dall'albero di melograno (Punica granatum, famiglia Punicaceae), che da un lato presenta delle proprietà soprendenti ed oggettivamente dimostrabili, mentre dall'altro... è vittima delle affermazioni pubblicitarie di quelle compagnie impegnate a vendere il relativo succo, che in alcuni casi possono essere decisamente esagerate, o quantomeno premature.
Ma andiamo con ordine e cominciamo dal primo aspetto: anzitutto, la melagrana è uno dei frutti conosciuti con la più elevata capacità anti-ossidante (Wolfe, 2008), misurabile utilizzando il Cellular Antioxidant Activity (CAA), ossia uno dei test più accurati per verificare le proprietà anti-ossidative dei diversi cibi a livello cellulare. Allo stesso tempo, si distingue anche come valido frutto anti-infiammatorio, in quanto negli studi clinici a lungo termine e con controllo placebo (Peluso, 2013) ha dimostrato costantemente di poter ridurre alcuni indicatori bio-chimici di infiammazione, precisamente il fattore di necrosi tumorale alpha (TNF-a) e l’interleucina 6 (IL-6).


Immagine: Attività anti-ossidante di vari frutti. La melagrana è preceduta solo dai mirtilli selvatici.
Tenendo conto che questi due aspetti (ossidazione ed infiammazione) sono reputati tra i fattori alla base della maggior parte delle malattie degenerative consciute, è ovvio che la melgrana diventa un ottimo candidato per la salute umana in generale. Al momento, però, abbiamo dati solo per il tumore della pelle: secondo uno studio di tipo “caso-controllo” e “multi-centralizzato”, ossia condotto contemporanemante negli ospedali di 8 diverse nazione europee, comparando le abitudini di persone malate con quelle di persone sane, il consumo regolare ridurrebbe il rischio di due diverse forme di questo tumore, precisamente il carcinoma a cellule squamose ed il carcinoma a cellule basali (de Vries, 2012).Per quanto riguarda le affermazioni pubblicitarie cui accennavamo in apertura, l’esempio per eccellenza riguarda il suo uso per il trattamento delle malattie urologiche, ossia quelle che coinvolgono il sistema genito-urinario maschile: da un un lato, è vero che quelle molecole che lo caratterizzano (ellegitannine) si distinguono anche per la capacità di ridurre l’ipossia (mancanza tissutale di ossigeno) e per un effetto rilassante sulla musculatura di tipo liscio, entrambi aspetti implicati nelle principali patologie di questo sistema, e che quindi renderebbero ipotizzabile un utilizzo terapeutico della melagrana. Ciò nonostante, le prove oggettive di efficacia sono ancora poche: nel caso della disfunzione erettile abbiamo un singolo studio finanziato dall’azienda POM Wonderful (che si trova in un contenzioso legale con il governo statunitense a causa della sua pubblicità aggressiva) su uomini che soffrivano di questa condizione in una forma lieve o moderata, e in cui fu osservata solamente una “tendenza” statisticamente non significativa verso una diminuzione dei sintomi mediante il consumo quotidiano del succo di melagrana. Secondo i ricercatori la ragione potrebbe risiedere nella breve durata e nel basso numero di partecipanti (rispettivamente 4 settimane e 60 uomini), troppo limitati per osservare degli effetti significativi, ma tenendo conto dei finanziamenti industriali... al momento è legittimo un certo scetticismo.
In conclusione: le caratteristiche del melograno lo rendono un alimento molto raccomandabile per la salute umana, ma è giusto dire che le evidenze scientifiche per una sua efficacia nel prevenire o trattare patologie sono ancora limitate. Sicuramente, l'enorme quantità di ricerca che sta venendo svolta sull'argomento ci darà delle risposte più precise nell'arco dei prossimi anni.

Parimenti, per quanto riguarda il tumore della prostata, i dati sono altrettanto incerti: è indubbio che le persone che consumano quotidianamente il succo di melagrana abbiano un positivo aumento del PSADT (Prostate specific antigen doubling time), un valore biochimico che predice la sopravvivenza dei malati di questo tumore... Ma purtroppo non sappiamo ancora se in modo maggiore a quello che si otterrebbe con un semplice placebo (Kroeger, 2013).

Bibliografia:

de Vries E, Trakatelli M, Kalabalikis D, Ferrandiz L, Ruiz-de-Casas A, Moreno-Ramirez D, Sotiriadis D, Ioannides D, Aquilina S, Apap C, Micallef R, Scerri L, Ulrich M, Pitkänen S, Saksela O, Altsitsiadis E, Hinrichs B, Magnoni C, Fiorentini C, Majewski S, Ranki A, Stockfleth E, Proby C; EPIDERM Group. Known and potential new risk factors for skin cancer in European populations: a multicentre case-control study. Br J Dermatol. 2012 Aug;167 Suppl 2:1-13.

Kroeger N, Belldegrun AS, Pantuck AJ. Pomegranate Extracts in the Management of Men's Urologic Health: Scientific Rationale and Preclinical and Clinical Data. Evid Based Complement Alternat Med. 2013; Epub 2013 Mar 26.

Peluso I, Raguzzini A, Serafini M. Effect of flavonoids on circulating levels of TNF-α and IL-6 in humans: a systematic review and meta-analysis. Mol Nutr Food Res. 2013 May;57(5):784-801. Epub 2013 Mar 8.

Wednesday, March 12, 2014

RICETTE CONCHIGLIONI DI TERRA IN ORANGE

Una ricetta per questo anticipato fiorire di primavera, in cui onorare al meglio le arance che sono arivate a noi dalla Sicilia.



Ingredienti:
conchiglioni grandi di semola di grano duro ( 5 a persona)
ceci gialli cotti in precedenza ( 1/2 porzione)
arance polivalenti in succo, scorza grattuggiata e pezzetti ( quasi 2)
olio evo ( 1 C e 1/2)
curcuma in polvere (1/2 c)
pizzico di sale iodato meglio se anche integrale (indicato: Baule Volante)
misticanza doppia di insalatina e di erbe&fiori essicati 
( in primis: basilico, origano, aglio orsino, fiordaliso, rosa)

Preparazione:

Iniziate recuperando i ceci, ben cotti, in precedenza, ed alcune belle arance. Mentre avrete messo a bollire l'acqua, procedete a schiacchiare con una forchetta i ceci e unendo un po'dell'olio evo, ad ottenere un composto bello compatto. Ultimate con la scorza d'arancia grattuggiata al momento, la curcuma e il pizzico di sale. Quindi spremete un'arancia e fate a pezzetti l'altra, avrete intanto "buttato la pasta" cui prestare un po' più attenzione del solito dato che i conchiglioni grandi tendono facilemente ad attaccarsi al fondo, consiglio l'ausilio di un cestello interno, per intenderci tipo quello della pentola a pressione. Scolate una volta cotti, sciacquando sotto acqua corrente fredda, per bloccare la cottura e far mantenere bene la forma, ripassateli quindi nel succo d'arancia a freddo in una ciotolina o per una presa migliore a caldo in padella, in questo caso lasciate poi intiepidire. Riempite con il composto denso di ceci, e richiudete per bene, premendo sui lembi. Servite a seconda della temperatura e delle preferenze freddo o ripassato in forno ad accompagnare una misticanza di insalata, qualche spinacino, i pezzetti di arancia e cospargete di misticanza erbo-floreale, per chi gradisce filo d'olio a crudo.

Thursday, February 20, 2014

Notiziario di Democratic Nutrition - 20/02/2013: tradizione mediterranea, barrette energetiche, pap test, abitudini, uova e diabete, latte e Parkinson, fatica e ginseng

LE PICCOLE COSE DA NON DIMENTICARE: TRADIZIONE MEDITERRANEA

Interessarsi di Nutrizione e scoprire cosa voglia dire mangiare in modo sano può portare ad allontanarsi in modo a dir poco radicale dalle abitudini della proprià società, ma per una volta vorremmo ricordare uno di quegli alimenti "classici" della cucina italiana che invece il suo merito ce l'ha: il.... sugo al pomodoro!

Alimento tutt'altro che da sottovalutare per la sua importanza salutistica, che attraverso il licopene (e in particolare l'aumentato assorbimento permesso dal fatto di essere in sugo: http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&aid=881228 e scaldata: http://scielo.isciii.es/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0212-16112012000500025&lng=en&nrm=iso&tlng=en) potrebbe contribuire a proteggere almeno da due tipi di tumore: quello gastrico (allo stomaco) e quello alla prostata.

http://www.medical-hypotheses.com/article/S0306-9877%2813%2900011-X/abstract

https://www.jstage.jst.go.jp/article/jnsv/59/3/59_213/_article



BARRETTE ENERGETICHE

Abbiamo risposto ad alcune domande sulla dieta per atleti vegetariani nell'ultimo numero della rivista "Funny Vegan", che uscirà il prossimo mese: http://www.funnyvegan.com/

Uno dei cibi che che ci siamo sentiti di consigliare agli sportivi sono le barrette energetiche, dato che oggiogiorno se ne possono trovare di decisamente sane, a patto che:

- Gli ingredienti siano quasi esclusivamente frutta disidrata e frutta a guscio

- Non abbiano o limitino al massimo qualsiasi dolcificante aggiunto

In questo modo si avranno dei veri concentrati non solo di calorie, ma soprattutto di micro-nutrienti e fito-composti, che hanno portato dei ricercatori della "Universidad Nacional de Colombia" a scrivere in una loro rassegna (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24188234): "Dato l'ampio range di fattori bio-attivi nella frutta fresca che sono conservati nelle barrette a base di frutta, è plausibile che il loro consumo abbia un effetto positivo nel ridurre il rischio di molte malattie".

Tra i marchi disponibili in Italia che conosciamo ci sono Allos, LifeFood, Lubs e Rapunzel, ma ovviamente chi ci legge è liberissimo di segnalarne altri! Cercando tra questi marchi se ne trovano anche in versione crudista (e quindi senza amidi, per chi ne avesse bisogno).


FRUTTA E PAP TEST

Nel "Ludwig-McGill Cohort Study", condotto in Brasile, il consumo due frutti particolarmente ricchi in vitamine antiossidanti è stato associato sia con una minore persistenza del virus HPV che con un minor rischio di neoplasia intraepiteliale cervicale, ossia quelle lesioni che precedono il tumore della cervice...

.. stiamo parlano delle ben note arance, e delle più tropicali papaye!

Vanno benissimo i PAP test in un'ottica di "diagnosi precoce", ma assicurarsi di inserire questi frutti nella propria dieta settimanale potrebbe aiutare in un'altra ottica: quella della "prevenzione" vera e propria

(Dobbiamo ammettere, però, che noi stessi non siamo grandi amanti delle papaye. Conosciamo alcune ricette per renderle più appettibili, ma siamo apertissimi ai suggerimenti dei nostri lettori!)

www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3691953

http://jid.oxfordjournals.org/content/188/10/1508.long



ABITUDINI: QUANTO TEMPO CI VUOLE PER CAMBIARE UN ASPETTO DI SE’ STESSI?

On-line, si legge spesso che per formare un’abitudine, ossia per acquisire un automatismo inconscio (mangiare in modo più sano, fare esercizio fisico, praticare la meditazione etc) ci vogliano 21 giorni consecutivi. E’ davvero così?

Purtroppo, la ricerca esistente suggerisce che questa sia un’enorme sottostima, e che per arrivare a creare degli automatismi siano necessari mediamente oltre 60 giorni, per quanto ci siano delle ovvie variazioni individuali (in un range tra 18 e 254 giorni), ed è quindi a questo obbiettivo che si dovrebbe puntare: almeno 2 mesi… non poche settimane!

La Perseveranza è quindi fondamentale, ma ci sono molti mezzi per aumentare la probabilità che arriveremo alla fine del percorso, e prossiamente vorremmo dedicare qualche post anche a questo argomento. E’ inutile sapere COSA fare se non si trovano i mezzi per implementarlo nella propria vita.

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ejsp.674/abstract;jsessionid=02E03D5FCFE8057856C106E928EC9DD1.f02t02

http://www.spring.org.uk/2009/09/how-long-to-form-a-habit.php

UOVA E DIABETE

Dopo il post su latte e morbo di Parkinson, parliamo ancora di un cibo animale che in un'ottica di salute è probabilmente preferibile limitare: le uova.

Ecco una meta-analisi su 16 studi di popolazione presso la University of North Carolina: per quanto le uova non predispongano la popolazione generale alle malattie cardiovascolari (contrariamente a quanto si pensava negli scorsi decenni), possono comunque aumentare il rischio di contrarre il diabete mellito di tipo 2, oltre a favorire la morte per problematiche cardiache proprio tra quelle persone che già soffrono di diabete: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23676423

Da notare anche il rischio di tumore al colon, di cui avevamo accennato in un nostro breve articolo: http://democratinutrition.blogspot.it/2013/03/miti-e-realta-sulle-uova-proviamo-fare.html



LATTE E MORBO DI PARKINSON

Nel "Cancer Prevention Study II - Nutrition Cohort", uno studio americano su oltre 120.000 persone, il consumo del latte di mucca è stato associato (soprattutto tra gli uomini) con l'incidenza del morbo di Parkinson, e questo compatibilmente con tutti i precedenti studi di popolazione che hanno indagato su questo tema, nonchè con un'altra indagine più recente dall'Europa (l'EPIC-Greece, con 26.000 partecipanti).

Possibili spiegazioni?

- La tipica contaminzione del latte con pesticidi neuro-tossici

- Un abbassamento dei livelli serici di acido urico (un neuro-protettore) mediato dalla principale proteina del latte (caseina), e quindi del tutto indipendente dalla scelta di un latte biologico o meno.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2232901/

http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs10654-013-9786-y/fulltext.html



FATICA E GINSENG

Qualche giorno fa abbiamo citato l’uso del ginseng per rimediare alla fatica cronica associata alla sclerosi multipla. Ma esistono vari tipi di ginseng, e non sono tutti uguali…

Infatti, in uno studio precedente, quello di tipo “americano” (Panax quinguefolius) non aveva sortito cambiamenti significativi (http://msj.sagepub.com/content/17/12/1523.abstract), mentre è stato quello “coreano” (Panax ginseng) a dimostrarsi di aiuto: http://informahealthcare.com/doi/abs/10.3109/00207454.2013.764499